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E' attraverso una sorta di isolamento di se stessi che è forse possibile far emergere un nuovo senso del teatro. Il teatro in carcere è ancora un'utopia un desiderio una necessità per ricercare se stessi e una propria identità culturale e personale. La ricerca consiste nell'eliminare il superfluo, per riscoprire ogni volta, ogni giorno, la funzione originaria del teatro, scoprendo un linguaggio nuovo, che si nutre di fatti concreti della vita. Anche le difficoltà, le resistenze, i pregiudizi possono portare ad ampliare l'obbiettivo dalla ricerca puramente formale, per arrivare all'individuo, all'uomo e alle sue motivazioni, all'incontro con l'altro. Il carcere è un'isola dentro le nostre, un'isola dimenticata che non si vuole conoscere,retta da regole che non contemplano l'esistenza di un teatro e tanto meno lo scambio culturale ed umano. A Volterra il "nostro teatro" è una cella, di tre metri per nove. Ma il nostro problema, il nostro obbiettivo non è rendere più umane le carceri, ma mettere alla prova il teatro in queste condizioni. Per noi, paradossalmente, il carcere può diventare il luogo dove reinventare il teatro e restituirgli la sua necessità. Quando siamo entrati in carcere per la prima volta dieci anni fa, pareva impossibile far nascere un teatro dentro quelle mura. L'impossibilità in un carcere si manifesta concretamente nella sua struttura, nella sua funzione, nelle leggi scritte che lo regolano e in quelle non dette che lo abitano. E quell'impossibilità non era solo un'idea, era anche una sensazione fisica che si manifestava in noi stessi e in chi guardava dall'esterno: si stava forzando un limite culturale che era negli altri, ma anche in noi stessi. Impossibile come scelta, come utopia, come necessità, ma anche come stato o condizione. L'impossibile come attitudine della mente e del corpo attraverso cui spingersi alla ricerca di una propria espressione. Da sensazioni fisiche ed emotive hanno via via preso corpo le prime suggestioni che ci hanno portato a far nascere il progetto I teatri dell'Impossibile che viene proposto da 4 anni al festival Volterrateatro. |